Psicoterapie Studio, Via Ranzani 5/10, 40127  Bologna, consulente psicologiche per bambini e adolescente

Lo studio di psicoterapia ospita diverse figure professionali, che operano in équipe.

Ogni specialista è in grado di offrire una risposta differenziata e qualificata al disagio psichico.

La consulenza psicologica o psichiatrica consente di mettere a fuoco la richiesta di aiuto e di individuare la strategia di intervento più adatta.

Emily Dickinson

Psicoterapia Studio Bologna

Chi Siamo

Studi:
via Ranzani, 5/10 • Via Ranzani, 15
40127 Bologna

Tel. 051 245965

Chi Siamo

Dott. Adriana Grotta

psicologa, psicoterapeuta

Laureata in Lettere Moderne e in Psicologia, ha una formazione psicoanalitica, conseguita prevalentemente attraverso Psicoterapia e Scienze Umane, di cui è socia. Il suo interesse per l’età evolutiva l’ha portata a Londra, al Centro Anna Freud, dove ha seguito un corso annuale in Psicoterapia Psicoanalitica dello Sviluppo e praticato l’osservazione del bambino in diversi contesti. Mantiene regolari contatti con il Centro.

Iscritta all’Albo degli Psicologi dell’Emilia-Romagna e degli Psicoterapeuti, svolge attività clinica con bambini e adulti, sia individuale che di gruppo. Recentemente si è dedicata in modo particolare alla Psicoterapia Genitori-Bambino, secondo il modello sviluppato presso il Centro Anna Freud.

Svolge attività formativa - seminari e supervisioni cliniche - a Bologna e in altre città, sia per operatori del servizio pubblico che per istituzioni private. Ha svolto e svolge attività di docenza presso scuole di specializzazione in psicoterapia. Ha pubblicato contributi su temi psicoanalitici su diverse riviste e libri, in particolare su Psicoterapia e Scienze Umane. Coordina l’équipe dello Studio.

È presidente dell’Associazione Profili, associazione di promozione sociale che si occupa di prevenzione e cura del disagio psicologico in diverse età della vita attraverso l’attività clinica, di ricerca e formazione e attraverso l’attivazione di progetti specifici.

Dott. Marta Angellini

psicologa, psicomotricista, psicoterapeuta

Laureata in Psicologia presso l’università di Bologna. Ha conseguito la specializzazione in Psicomotricità Relazionale, dopo aver frequentato un corso triennale presso Associazione Accamamam di Padova. Si è specializzata in Psicoterapia Psicoanalitica dell’età evolutiva presso la S.P.P. di Milano. E’ iscritta all’albo degli Psicologi e degli Psicoterapeuti dell’Emilia Romagna.

Ha lavorato per diversi anni in numerose scuole di Bologna e provincia con progetti di Psicomotricità educativo-preventiva di gruppo.

Attualmente lavora come libera professionista in ambito clinico a Bologna e a San Giorgio di Piano. Si occupa di infanzia e adolescenza, avvalendosi sia dell’approccio psicomotorio e sia di quello psicoterapico, integrando il lavoro con i minori con percorsi di sostegno alla genitorialità.

Dott. Serena Baldisserri

psicologa, psicoterapeuta

Laureata in Psicologia ha conseguito la specializzazione in psicoterapia presso il Centro Milanese di Terapia della Famiglia. . È iscritta all’Albo degli Psicologi e degli Psicoterapeuti dell’Emilia Romagna.

Ha lavorato in ambito organizzativo occupandosi di percorsi di formazione e sviluppo del potenziale su tematiche quali: autostima, motivazione, difficoltà comunicative, gestione di stress e "burnout".

Ha maturato una significativa esperienza clinica all’interno di Centri di Salute Mentale del SSN in équipe terapeutica di terapia familiare in situazioni di crisi. Collabora con cooperative sociali occupandosi di percorsi di supervisione di equipe per gli operatori che lavorano in ambito sociale e sanitario, in specifico con la terza età.

Svolge attività libero professionale come psicologo e psicoterapeuta in setting individuale, di coppia e familiare.

Dott. Chiara Bastelli

psicologa e psicoterapeuta individuale e di coppia

Psicologa-psicoterapeuta effettua psicoterapie individuali e di coppia e percorsi di Mediazione familiare e di sostegno alla genitorialità.

Ha frequentato la scuola quadriennale di specializzazione in Psicoterapie Dinamiche Brevi presso il C.I.S.S.P.A.T. di Padova.

Dal 1996 ha integrato questo approccio psicodinamico con i seminari organizzati dall’APPPER (Associazione per la Professione di Psicologo e Psicoterapeuta dell’Emilia-Romagna) relativi alla ricerca clinica e al confronto dei modelli e degli indirizzi in Psicoterapia.

Dal giugno del 1999 al dicembre del 2005 ha rivestito la carica di Consigliere dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna.

Nel 2000 si è formata alla pratica della Mediazione Familiare presso la Scuola di Psicologia Comparata di Firenze. È iscritta all’A.I.Me.F. (Associazione Italiana Mediatori Familiari).

È socia dell’Associazione per l’EMDR in Italia, dove si è formata alla pratica di questo metodo psicoterapico che facilita il trattamento di problematiche legate sia a eventi traumatici, sia a esperienze stressanti.

Ha esperienza nella conduzione di gruppi di sostegno.

Dott. Marzia Cavallari

psicologa, psicoterapeuta

Psicologa e psicoterapeuta specializzata in Psicologia del Ciclo di Vita con indirizzo “interventi sul bambino l'adolescente e la famiglia”, ha una formazione psicodinamica. Iscritta all'Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna sezione A, svolge attività clinica in libera professione a Ferrara e a Bologna. Ha maturato notevole esperienza nella valutazione e nel trattamento di bambini e adolescenti adottati e nel lavoro di sostegno alla genitorialità.

Effettua la valutazione clinica anche con l’ausilio di test che misurano il funzionamento cognitivo, di test proiettivi e di personalità sia nei bambini che negli adulti. Ha partecipato ad alcune ricerche presso l’Università di Padova, su test utilizzati in età evolutiva e in età adulta, come il Bender Gestalt Test, il CAT e l’ORT. Presso la stessa università ha partecipato per molti anni ad un gruppo di studio e di ricerca psicoanalitica sulla disabilità.

Inoltre si occupa di psicoterapia genitore-neonato e genitore-bambino e partecipa a progetti integrati per la prevenzione e la cura dell’obesità in età evolutiva.

Dal 2013 ricopre il ruolo di vicepresidente dell’Associazione Profili, associazione di promozione sociale che si occupa di prevenzione e cura del disagio psicologico in diverse età della vita attraverso l’attività clinica, di ricerca e formazione e attraverso l’attivazione di progetti specifici.

Dott. Nadia Cevenini

psichiatra, psicoterapeuta

Laureata in Medicina e Chirurgia. Specializzata in psichiatria e psicoterapia presso l'Università di Bologna. Ha una formazione psicoanalitica, proseguita attraverso Psicoterapia e Scienze Umane, di cui è socia. Durante la specializzazione in psichiatria ha effettuato esperienze formative presso il Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura ‘P. Ottonello’ di Ospedale Maggiore di Bologna, il Centro di Salute Mentale ‘Tiarini’ e il Centro di Salute Mentale ‘Borgo-Reno’ di Bologna.

Ha partecipato ad attività di ricerca presso l'Istituto di Psichiatria dell'Università di Bologna relativamente allo studio dei disturbi psichiatrici nell'ambito della medicina generale, con particolare riferimento ai disturbi depressivi, con pubblicazioni in ambito internazionale e relativamente al 'Progetto Esordio Psicotico’, con pubblicazioni in ambito nazionale. Ha partecipato al Programma di Ricerca di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN 2005) ‘Schizotassia: epidemiologia e validazione clinica e neuropsicologica’.

Dal 2006 svolge attività libero professionale di consulenza psichiatrica per pazienti maggiorenni.

Dal 2007 svolge attività come medico psichiatra presso la Casa di Cura 'Ai Colli' di Bologna, ospedale privato accreditato convenzionato con il servizio sanitario nazionale, specializzato nella diagnosi e cura delle patologie psichiatriche, sia primarie che secondarie ad abuso o dipendenza da sostanze stupefacenti, psicofarmaci e alcool.

Dott. Tiziano Dalfior

psicologo, psicomotricista

Psicologo, iscritto all’Albo degli Psicologi del Lazio, diplomato I.S.E.F., ha frequentato un corso annuale di sensibilizzazione alla Pratica Psicomotoria presso il C.I.S.F.E.R. di Padova e la scuola di specializzazione presso I.F.R.A. di Bologna in Pratica Psicomotoria educativa e rieducativa, secondo il metodo di Bernard Aucoutourier.

Ha continuato ad approfondire il proprio interesse in ambito corporeo frequentando la scuola di Integrazione Posturale di Milano (Metodo di J. Painter).

Ha un’esperienza ventennale in Pratica Psicomotoria educativa e rieducativa e nella conduzione di percorsi invididuali di psicomotricità con bambini. Affianca a questo lavoro interventi di sostegno psicologico ai genitori. Svolge attività di formazione.

Dott. Daniela Ferrini

psicologa, psicoterapeuta

Laureata in Psicologia, è iscritta all’Albo degli Psicologi e Psicoterapeuti dell’Emilia Romagna con n. 1025. Ha una formazione psicoanalitica e si è specializzata presso la Scuola quadriennale di formazione alla psicoterapia delle situazioni di crisi, separazione, lutto di Bologna diretta dal Prof. Francesco Campione.

Ha conseguito il diploma in Psicologia Giuridica Minorile presso il Ci.Ps.Ps.i.a. di Bologna; è inserita nell’Albo dei CTU del Tribunale di Bologna e svolge incarichi come CTP in ambito civile e penale minorile.

È Dirigente Psicologa presso il Consultorio Familiare dell’Azienda USL di Bologna con funzioni nell’ambito della Tutela minori. Svolge attività libero professionale di Psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico. Inoltre, è abilitata all’utilizzo dell’E.M.D.R. (Eyes Movement Desensitization Reprocessing) per il trattamento dei disturbi da trauma ed è socia e Practitioner dell’Associazione E.M.D.R. Italia.

Svolge supervisioni in ambito clinico e giuridico.

Partecipa al gruppo di lavoro sulla Psicoterapia genitori – bambino secondo il metodo del Centro Anna Freud.

È socia dell’Associazione Profili.

Dott. Serena Giusti

psicologa, psicoterapeuta

Dopo la laurea in psicologia ha conseguito un master in neuropsicologia dello sviluppo e psicopatologia dell'apprendimento e successivamente la specializzazione in psicoterapia psicoanalitica per l'infanzia e l'adolescenza.

Ha lavorato alcuni anni in qualità di educatrice in un centro diurno per disabili psichici adulti e in strutture che accoglievano minori. Attualmente lavora in ambio clinico in libera professione a Bologna, Vergato (Bo) e Crespellano (Bo) con bambini e adolescenti occupandosi di valutazioni psicodiagnostiche, neuropsicologiche per difficoltà e disturbi specifici dell'apprendimento e psicoterapia; lavora anche con adulti svolgendo valutazioni psicodiagnostiche, psicoterapia e percorsi di sostegno alla genitorialità.

Si occupa di formazione e supervisione rivolta ad educatori ed insegnanti collaborando con enti pubblici ed istituzioni scolastiche.

È iscritta all'albo degli psicologi della Regione Emilia-Romagna

Dott. Cristiano Lastrucci

psicologo, psicoterapeuta

Laureato in Psicologia, ha conseguito la specializzazione in psicoterapia presso l'Istituto Freudiano di Roma. È iscritto all'Albo degli Psicologi e degli Psicoterapeuti della Toscana ed è aderente all'EuroFederation of Psychoanalysis.

È trainer di T-group (laboratori di sensibilizzazione alle dinamiche di gruppo di matrice lewiniana). Ha maturato una significativa esperienza clinica all'interno di Centri di Salute Mentale del SSN ed in strutture residenziali per tossicodipendenti e pazienti psichiatrici, focalizzando la sua principale area d'interesse sui disturbi di personalità.

Svolge attività libero professionale come psicologo e psicoterapeuta in setting individuale e di gruppo.

È stato vicepresidente dell'associazione Aiutiamo chi Aiuta, istituto di ricerca/intervento sulle conseguenze psicologiche dell'alea terapeutica nelle professioni di aiuto. Continua in maniera permanente la sua formazione in campo psicoanalitico secondo l'orientamento dell'Ecole de la Cause freudienne di Parigi.

Dott. Eleonora Marcelli

neuropsichiatra infantile, dirigente medico AUSL di Forlì in A.L.P., psicoterapeuta

Laureata in Medicina e Chirurgia e specializzata in Neuropsichiatria Infantile, è iscritta all’Elenco dei Medici Psicoterapeuti. Ha una formazione psicoanalitica.

Nei primi anni della sua professione si è interessata in particolare alle patologie da dipendenza, ai disturbi di personalità e della condotta e ha svolto interventi di consultazione e psicoterapia con minori e adulti presso la Comunità di S. Patrignano (Rimini). Nello stesso contesto si è occupata delle problematiche della relazione genitori-bambino e ha svolto trattamenti di sostegno alla genitorialità.

Dal 2007 è dirigente medico di primo livello di Neuropsichiatria Infantile presso l’ Azienda USL di Forlì.

In ambito libero-professionale, svolge consultazioni in età evolutiva, interventi di sostegno alla genitorialità e psicoterapia con bambini, adolescenti e adulti. Partecipa al Progetto Primo Incontro sulla psicoterapia genitori-bambino.

Dott. Federica Melandri

psicologa, psicoterapeuta, membro dell’Association of Child Psychotherapists

Laureata in Psicologia Clinica e di Comunità, è iscritta all’Albo degli Psicologi e degli psicoterapeuti dell’Emilia-Romagna. Il suo interesse per la psicologia psicoanalitica dello sviluppo e la psicoterapia infantile l’ha portata al Centro Anna Freud di Londra dove si è specializzata in Psicoterapia Infantile e dell’Adolescenza ad indirizzo psicoanalitico. Si è dedicata inoltre alla ricerca sul primo sviluppo conseguendo un Master e successivamente un dottorato presso l’University College di Londra. Ha lavorato come psicoterapeuta presso i Servizi di Salute Mentale inglesi, presso il Centro Anna Freud e privatamente. In ambito formativo ha condotto seminari di Infant Observation.

Attualmente lavora come psicologa e psicoterapeuta a Bologna e coltiva un particolare interesse nell’ambito delle problematiche delle relazioni primarie e della psicoterapia genitori-bambino, all’interno del Progetto Primo Incontro.

Conduce la psicoterapia anche in lingua inglese.

Dott. Paola Morra

psicologa, psicoterapeuta

Laureata in Psicologia ed iscritta all’Ordine degli Psicologi della Lombardia, si è specializzata in psicodiagnostica e psicoterapia dell’età evolutiva presso l’Istituto di Psicoterapia del Bambino e dell’Adolescente di Milano con la dottoressa Mariateresa Bonaccorsi. Ha poi continuato la sua formazione partecipando ai Seminari di Psicoterapia e Scienze Umane condotti a Milano dalla dottoressa Nella Guidi, ampliando il suo campo di interesse alla psicoterapia degli adulti. In seguito si è specializzata nel trattamento dei disturbi alimentari presso il Centro Tavistock di Londra.

Ha lavorato per vent'anni in Servizi per l'infanzia e l'adolescenza in Lombardia. Attualmente lavora come libera professionista a Milano ed a Bologna, dove svolge consultazioni e psicoterapie con pazienti di ogni età, in particolare con bambini, adolescenti e adulti sofferenti di disturbi alimentari.

Svolge inoltre attività di supervisione, individuale ed in gruppo, rivolta a psicoterapeuti e psicomotricisti.

È co-curatrice della Rubrica Casi Clinici della Rivista Psicoterapia e Scienze Umane ed è membro del Comitato scientifico dell’Istituto di Psicoterapia del Bambino e dell’Adolescente. Ha pubblicato lavori clinici su riviste italiane ed internazionali.

Dott. Marco Natali

pedagogista, psicologo, psicoterapeuta

Laureato in Pedagogia e in Psicologia, si è specializzato in psicoterapia psicoanalitica per l’infanzia e l’adolescenza a Bologna. E’ iscritto all’Albo degli psicologi e degli Psicoterapeuti della Regione Emilia-Romagna. Ha una formazione psicoanalitica e partecipa da alcuni anni a seminari organizzati da Psicoterapia e Scienze Umane (Seminari Internazionali e seminari sulla clinica infantile). Ha un particolare interesse per la medicina psicosomatica, che coltiva partecipando a gruppi di studio ad orientamento psicoanalitico con medici e psicologi.

Fa parte del consiglio direttivo dell’associazione “Centro studi e ricerche in terapia psicosomatica”, all’interno della quale svolge un ruolo di formatore e supervisore.

Ha partecipato al Progetto Primo Incontro, che include la Psicoterapia genitori-bambino, secondo il metodo del Centro Anna Freud. Ha lavorato per diversi anni come psicologo nella scuola (elementare, media inferiore e superiore) con gli alunni e con i genitori e gli insegnanti.

Svolge la libera professione come psicologo e psicoterapeuta sia con bambini e adolescenti che con adulti.

Dott. Alessandra Presepi

psicologa, psicoterapeuta

Laureata in Psicologia all'Università di Padova e iscritta all'albo degli Psicologi dell'Emilia Romagna, ha conseguito la specializzazione in Psicoterapia Psicoanalitica per l'Infanzia e l'Adolescenza a Bologna presso C.i.Ps.Ps.i.a.

La sua formazione ha proseguito in ambito infantile e adolescenziale attraverso corsi di formazione e di perfezionamento su vari temi fra cui i disturbi dell¹apprendimento, l¹adozione internazionale, la psicodiagnostica Rorschach, la psicologia giuridica in ambito civile minorile, i disturbi della relazione primaria e la psicoterapia genitori-bambino.

Attualmente svolge attività di psicologa e psicoterapeuta a Bologna in libera professione. Ha partecipato e/o coordinato progetti per la prevenzione del disagio e della dispersione scolastica che hanno riguardato la scuola dell¹infanzia, elementare, media inferiore e superiore e si occupa di Psicologia Giuridica in ambito civile e minorile. Collabora con una associazione per le adozioni internazionali e partecipa al Progetto Primo Incontro sulla psicoterapia genitori-bambino.

Aree di Intervento

Per gli adulti sono disponibili consulenze psicologiche, psicodiagnostiche, consulenze psichiatriche e percorsi di psicoterapia individuali o di gruppo


Per i bambini e gli adolescenti sono disponibili consulenze psicologiche, psicodiagnostiche, neuropsichiatriche, psicoterapie individuali o di gruppo, psicomotricità


Per affrontare le difficoltà che si presentano alla coppia al momento della nascita di un bambino, sono disponibili la consultazione, l'osservazione e la psicoterapia genitore-bambino 0-18 mesi (Progetto Primo Incontro)


Ai genitori si offrono incontri di sostegno e valorizzazione delle competenze genitoriali e gruppi di discussione su tematiche specifiche


Si effettuano consulenze peritali in ambito civile e penale


Si offrono percorsi di formazione per psicoterapeuti

La Consulenza Psicologica

La consulenza psicologica si configura come un intervento focalizzato all’individuazione di una soluzione relativamente ad uno specifico problema, attraverso un numero limitato di colloqui. Può anche essere un’azione di sostegno terapeutico volta a favorire una maggiore autonomia decisionale inerente a problematiche circoscritte e può anche prevedere la somministrazione di test psicologici.

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La Consulenza Psicodiagnostica

La consulenza psicodiagnostica è un processo di indagine della personalità caratterizzato da colloqui clinici e dalla somministrazione di test, che variano a seconda del contesto, dello scopo della valutazione, dell'età e del genere di difficoltà presentate. Con i bambini la consulenza psicodiagnostica si basa anche su colloqui preliminari con i genitori e sull'osservazione del bambino nella stanza dei giochi. Il processo si conclude con uno o più colloqui, che consistono nella restituzione della valutazione della situazione psicologica del soggetto, con eventuali indicazioni terapeutiche.

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La Consulenza Psichiatrica

La consulenza psichiatrica si pone come obiettivo l’inquadramento diagnostico ed il trattamento di varie forme di disturbo psichico. Si svolge attraverso colloqui periodici con funzione di sostegno anche distanziati nel tempo ed eventualmente accompagnati dalla somministrazione di farmaci. Può essere affiancata da una psicoterapia individuale o di gruppo.

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La Psicoterapia Individuale

La psicoterapia individuale ad orientamento psicoanalitico è un metodo di cura del disagio psichico che si basa sull’esplorazione del mondo interno del paziente attraverso colloqui regolari con frequenza variabile. Può essere condotta vis-à-vis oppure sul divano. Il processo che si instaura tra paziente e terapeuta permette di allargare la consapevolezza di sé e consente alla persona di disporre di strumenti più efficaci per gestire i propri conflitti e migliorare di conseguenza le proprie relazioni.

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La Psicoterapia di Gruppo

Il gruppo è uno spazio psicoterapeutico che permette di raggiungere traguardi personali importanti. In questo tipo di terapia le esperienze vissute sono molto intense e concorrono ad incrementare il livello di consapevolezza di sé dei singoli.

La terapia di gruppo consente di affrontare sia le difficoltà dovute ad un cambiamento del ruolo personale o professionale in alcuni momenti della vita, rappresentando un luogo in cui è possibile confrontarsi con dinamiche intrapsichiche ed intersoggettive, sia con le ansie legate alla responsabilità, alla rabbia, alla confusione ed all’incertezza.

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La Consultazione Neuropsichiatrica

La consultazione neuropsichiatrica è un percorso di accoglienza, valutazione e diagnosi che coinvolge il bambino o il ragazzo e suoi genitori. Permette di indagare le diverse aree dello sviluppo psicomotorio in età evolutiva: la motricità, lo sviluppo cognitivo, lo sviluppo affettivo-relazionale e la comunicazione verbale. Tali elementi permettono di mettere in luce le risorse e le difficoltà del bambino/adolescente e di definire, se necessario, un percorso di presa in carico.

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La Psicoterapia nell’Età Evolutiva

La Psicoterapia con il Bambino

La psicoterapia infantile è uno strumento mirato a rispondere al disagio e alla sofferenza psichica del bambino, che può esprimersi attraverso vari sintomi o disturbi relazionali, emotivi e comportamentali.

Il bambino, specie se piccolo, non riuscendo a esprimere con il linguaggio il suo malessere, lo comunica attraverso altre modalità, quali il gioco simbolico, il disegno e il comportamento. La psicoterapia si avvale quindi di materiale ludico ed espressivo per facilitare la creazione di uno spazio comunicativo che il bambino utilizza per elaborare le proprie problematiche e uscire dagli schemi maladattivi che hanno determinato la compromissione del suo sviluppo psicologico. I genitori sono coinvolti nel processo attraverso colloqui periodici con il terapeuta per sostenere il processo di cambiamento.

In alcune situazioni vengono creati piccoli gruppi terapeutici condotti da una coppia di terapeuti.
 

La Psicoterapia con l’Adolescente

La psicoterapia individuale in adolescenza è mirata a favorire la separazione e l’individuazione, che sono processi evolutivi indispensabili alla progressiva assunzione delle responsabilità della vita adulta. La terapia consiste prevalentemente in una riflessione sulla situazione presente piuttosto che sull’analisi del passato. Spesso l’intervento si risolve in una psicoterapia breve, che rappresenta per l’adolescente un’utile esperienza di rispecchiamento e di riflessione su di sé. In alcune situazioni si possono costituire gruppi terapeutici.

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Percorsi Psicoeducativi per Adolescenti e Giovani Adulti

In collaborazione con Spazio Ulteriore (www.spazioulteriore.com) vengono offerti percorsi di “aiuto allo sviluppo” ad adolescenti e giovani adulti che vivono situazioni di disagio psicologico, per permettere loro di riprendere il percorso evolutivo. Le attività offerte dagli educatori sono Ceramica, Musica, Lettura, Visione e Discussione di film ed altro. La collaborazione con i clinici dello studio di Psicoterapia permette un monitoraggio attento dei percorsi sia individuali che di gruppo. Sono previsti colloqui individuali e/o gruppi di discussione con i genitori dei ragazzi, per rendere l’intervento più efficace.

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La Psicomotricità

L’aiuto psicomotorio individuale accoglie il bambino nella sua globalità nell’interazione tra aspetti motori, cognitivi e relazionali. Attraverso il gioco e le sue rappresentazioni il bambino può dar voce alla sua storia, alla sua personalità e alle sue potenzialità

Nella sala di psicomotricità il bambino si esprime attraverso attività motorie, ludiche ed espressive corporee, che costituiscono le modalità comunicative privilegiate dal bambino, agite e vissute con lo psicomotricista per attivare un progressivo approfondimento della conoscenza del Sé, dei propri confini corporei e delle sue rappresentazioni grafico-simboliche.

Il lavoro psicomotorio prevede incontri a cadenza settimanale con il bambino e incontri periodici con i genitori.

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Il "Progetto Primo Incontro"

L’arrivo di un bambino comporta all’interno di una famiglia cambiamenti importanti a cui non sempre si è preparati. Le difficoltà si possono manifestare nei genitori come senso di inadeguatezza, insoddisfazione, ansia o depressione o come specifiche difficoltà nel prendersi cura di quel particolare bambino. Ampie e documentate ricerche mettono in evidenza la recettività e la plasticità psichica sia dei genitori sia del bambino in questa delicata fase in cui si formano i primi legami affettivi del bambino stesso, necessari ad uno sviluppo psichico armonioso. All’interno del Progetto Primo Incontro uno psicoterapeuta esperto nella psicologia del primo sviluppo incontra genitori e bambino in un ambiente confortevole per riflettere insieme sulla loro relazione e sul loro vissuto. Attraverso il gioco e le parole vengono aiutati a comprendere i sentimenti reciproci e ad esplorare diverse modalità di relazione e comunicazione.

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Il Sostegno alla Genitorialità

Sostenere i genitori che stanno attraversando un momento di difficoltà, aiutarli nello sviluppo delle competenze indispensabili per favorire la crescita dei figli, può risultare un intervento fondamentale in un’ottica sia "curativa", sia preventiva. L’essere genitori può risultare complesso non solo quando si ha a che fare con un disagio evidente, ma anche quando si tratta di far fronte a momenti critici o difficoltà passeggere, che richiedono competenze che l’esperienza non permette di maturare spontaneamente.

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La Consulenza Psicologica in Ambito Giuridico

La consulenza psicologica in ambito giuridico può essere richiesta da professionisti del diritto che devono rispondere in modo appropriato a situazioni inerenti il comportamento umano. In una società complessa come la nostra gli ambiti di applicazione sono diversi: tale collaborazione risulta sempre più mirata e quindi efficace, sino a divenire presupposto indispensabile per la realizzazione di buone prassi. Le consulenze peritali possono essere richieste dal Tribunale Ordinario o Minorile, sia in ambito civile che penale, o direttamente dalle persone che si trovano coinvolte in separazioni, richieste di affidamento, valutazione delle capacità genitoriali, violenza su minori o su adulti.

I professionisti che svolgono queste funzioni, appositamente formati attraverso corsi specifici, fanno parte dell’Elenco dei Periti dei Tribunali.

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La Formazione

Si organizzano seminari teorico-clinici su tematiche relative alla teoria e alla tecnica psicoanalitica e alle sue implicazioni per la psicoterapia, anche dell’età evolutiva. Gli strumenti di lavoro sono la lezione frontale, i gruppi di discussione e di lettura. Si attivano inoltre gruppi di studio su temi specifici.

La supervisione, individuale o di gruppo, è di orientamento psicoanalitico. La supervisione di gruppo è condotta con un metodo che utilizza le libere associazioni del gruppo stesso.

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Per saperne di più

L’adolescente (dal latino adolescere) è colui che si sta nutrendo, mentre l’adulto (dal participio passato della stessa radice) è colui che si è nutrito. Il compito di un adolescente è quello di crescere e rafforzarsi per costruire la propria identità.

L'adolescente guarda avanti, cerca dei modelli, prova a immaginare il suo futuro, sogna. Comincia a sperimentare l'autonomia, a volte si spaventa e vorrebbe tornare indietro. È un compito difficile quello di diventare grandi nella società di oggi dove spesso il futuro rappresenta una minaccia e le figure parentali rischiano di perdere valore e autorevolezza e, a volte, sembra non esserci nulla di desiderabile nel mondo degli adulti.

Di fronte ad ogni adolescente si aprono numerose scelte e possibilità, amplificate anche dall'uso della tecnologia che può dare l'impressione che tutto sia possibile e a portata di mano. Ma nella realtà quotidiana i ragazzi si sentono spesso confusi e disorientati e la conseguenza, in alcune situazioni, può essere l'apatia, la tristezza o la ricerca di gratificazioni immediate e spesso distruttive (comportamenti devianti, bullismo, droga, ecc.). A volte la capacità dei giovani di decifrare i propri sentimenti e le proprie emozioni è carente: i loro comportamenti sembrano svincolati dai vissuti interiori. Le loro azioni spesso sorprendono gli adulti e li rendono incapaci di risposte adeguate ed efficaci. D'altra parte il mondo degli adulti, mettendo in guardia i ragazzi dai pericoli del futuro, chiede loro prestazioni elevate e pone davanti a loro traguardi spesso difficili da raggiungere.

Laddove l'identità è fragile può essere difficile soddisfare le richieste dell'ambiente (famiglia, scuola, sport, ecc.) o anche investire e credere nel futuro. Molti giovani oggi vivono con grande difficoltà il compito della crescita, a volte si trovano in situazioni di crisi o presentano vere e proprie patologie da cui sembra difficile uscire. Crediamo nell'importanza dell'aiuto in questa delicata fase dello sviluppo, convinti che crescere voglia dire soprattutto creare significati, stabilire legami e far emergere desideri, aspirazioni e talenti di ognuno.

All'adolescenza va dedicata un'attenzione particolare: quando l’adolescente e la sua famiglia chiedono aiuto, gli strumenti più efficaci sono spesso offerti dal lavoro di équipe. Si può predisporre un intervento mirato attraverso uno spazio di ascolto e accoglienza teso a comprendere la natura del problema e costruirei conseguenza la strategia d’intervento migliore per quella specifica situazione. Poiché la storia di ogni adolescente e della sua famiglia deve essere colta nella sua unicità, va offerta una risposta personalizzata sul piano diagnostico, psicoterapeutico o educativo.

Eleonora Marcelli

Fino a non molti anni fa l’esperienza del diventare figli e genitori adottivi era considerata non tanto diversa dall’esperienza del diventare figli e genitori biologici. Questo modello concettuale, che aveva come base l’idea dell’adozione come seconda nascita, è stato smentito nel corso degli anni dalle ricerche e dalle osservazioni cliniche che hanno messo in luce come il ciclo di vita della famiglia adottiva, se per alcuni aspetti è paragonabile a quello di una famiglia biologica, per altri è molto differente.

La crescente complessità delle storie dei bambini e le ferite e traumi di cui sono portatori, compresa quella dello sradicamento dal paese d’origine nel caso dell’adozione internazionale e della cesura del rapporto con le persone significative della loro vita, rendono l’adozione solo l’inizio di un percorso complesso che dura tutta la vita e che è costituito da un insieme di processi altamente peculiari di costruzione dei legami famigliari e di adattamento all’adozione. I genitori adottivi si trovano di fronte ai compiti fondamentali e non semplici di favorire il percorso di costruzione di un legame affettivo (sentirsi genitori e figli all’interno di “quella” famiglia) e di aiutare il bambino ad elaborare le esperienze del passato ricollegandosi ad esse per favorire la percezione della continuità e completezza della propria identità. Tutto ciò, lungi dall’essere automatico, frutto del caso o della fortuna, prevede al contrario un “fare” attivo e consapevole da parte dei genitori.

In quest’ottica è evidente che le famiglie adottive, i cui genitori sono stati selezionati attraverso un lungo e impegnativo percorso formativo e di valutazione, possiedono indubbiamente grandi risorse ma sono anche contemporaneamente soggette a vulnerabilità maggiori rispetto alle famiglie biologiche. La famiglia adottiva non ha nulla di patologico in sé e tuttavia è da considerarsi “speciale” e dovrebbe essere tenuta al centro di un interesse e di una cura altrettanto speciali poiché deve affrontare, nell’arco di tutta la vita, situazioni, passaggi e crisi molto diverse e più complesse rispetto a quelle che normalmente si trova ad affrontare una famiglia biologica.

Queste situazioni, passaggi e crisi sono in gran parte attese e prevedibili ed è per questo che possono essere fatte oggetto di prevenzione. La consultazione dello psicoterapeuta da parte della famiglia adottiva, che avviene occasionalmente e solo in situazione di emergenza, ha sicuramente una sua finalità importante ma colloca la famiglia in una situazione di difficoltà conclamata e spesso ha una efficacia limitata. La consultazione intesa come un vero e proprio percorso di affiancamento che inizia fin dal momento in cui si torna a casa con il bambino (ma possibilmente anche da prima) colloca al contrario la famiglia adottiva nella “normalità” del percorso di costruzione dei legami affettivi e di evoluzione del ciclo di vita della famiglia. Tale percorso aiuta i genitori, in un contesto di relativa tranquillità e maggiore equilibrio emotivo, ad osservare e a riflettere sul bambino e sulle dinamiche familiari e a prefigurarsi situazioni e passaggi che quasi certamente si troverà ad affrontare. Poiché, inoltre, il rapporto con i genitori e il legame che nel tempo si costruirà è potenzialmente riparativo ed elaborativo, nel percorso si riflette insieme anche su ciò che degli atteggiamenti, dei comportamenti e del modo di essere di quella specifica famiglia può aiutare il bambino a lenire le sue ferite. In alcuni casi il peso delle esperienze traumatiche vissute dal bambino e la confusione identitaria sono tali da richiedere un percorso di elaborazione per lui più specifico e personale (psicoterapia) che affianchi il fondamentale “lavoro” affettivo-relazionale dei genitori.

Alessandra Presepi

Diventare genitori

La gravidanza e la nascita di un bambino possono risvegliare nei genitori sentimenti, speranze e paure nascoste. Questi pensieri e sentimenti, che possono sorprendere i neo genitori, vengono affrontati meglio se vi è consapevolezza che anche il diventare genitori è un processo evolutivo che implica cambiamenti psicologici importanti per l’individuo, per la coppia e in generale per tutta la famiglia. Ogni genitore è stato a sua volta un bambino. Le emozioni, le passioni e i vissuti dell’infanzia permeano e danno forma all’identità e alla personalità dell’adulto sia che egli ne sia consapevole o che non lo sia.

La nascita di un bambino evoca nel genitore ricordi e sentimenti legati alle proprie esperienze di accudimento. Queste possono essere permeate di ricordi di esperienze felici, di calore e di sicurezza, ma anche di ricordi ed emozioni dolorose legate alla mancanza di cure amorevoli, di vissuti di perdita, solitudine o altro.

Ogni genitore si affida ai modelli di genitorialità che ha esperito durante la propria infanzia, nel tentativo o di ripeterli, se questi sono stati positivi, o di essere con il proprio figlio diverso da come i propri genitori sono stati con lui.

Spesso il desiderio di essere un certo tipo di genitore nei confronti dei propri figli fa sì che si avvii naturalmente e in maniera armoniosa il processo del legarsi affettivamente ai propri figli per fornire loro un ambiente amorevole e attento ai loro bisogni, condizione che a sua volta pone le basi per uno sviluppo armonioso della personalità del bambino.

A volte però, nonostante i genitori facciano del loro meglio, le cose non vanno come si sarebbe desiderato. Questo avviene perché i modelli di genitorialità tendono a ripetersi in maniera automatica, o per meglio dire inconscia.

Capita a molti genitori l’esperienza sconcertante di sentire la voce di un nonno o di una nonna improvvisamente fare capolino nelle loro parole o nel tono di voce mentre si rivolgono al figlio, o sentire un genitore dire: “Faccio come mia madre, quando in realtà volevo essere diversa”.

La ricerca nel campo della psicologia evolutiva ci dice che sono proprio quei genitori che hanno chiuso le proprie esperienze infantili in una parte poco accessibile della propria psiche che tendono a ripetere la propria storia infantile con i propri figli. Più un genitore è in contatto con le esperienze affettive della propria infanzia meno sarà guidato da queste in maniera inconsapevole e automatica e più sarà attento e disponibile ai bisogni e alle comunicazioni affettive del proprio bambino. L’essere in contatto con il proprio mondo emotivo può quindi aiutare il genitore a creare un senso di sicurezza nel bambino fin dai primi momenti.

I bisogni affettivi del bambino nei primi mesi di vita

I primi mesi di vita sono molto importanti per lo sviluppo fisico, mentale ed emozionale del bambino ed influenzano lo sviluppo della sua personalità futura e del suo modo di entrare in relazione con gli altri. I bambini sono equipaggiati e preparati a interagire con il mondo sociale e fisico che li circonda fin dal primo momento di vita. Essi sono in grado di riconoscere la voce della madre già alla nascita e il suo viso fin dai primi giorni e sono estremamente sensibili allo stato emotivo di chi si prende cura di loro.

Il neonato ha bisogno che il genitore sia sensibile e interessato al suo mondo interno quanto ai suoi bisogni fisici. Il momento del pasto, del sonno e della pulizia possono essere momenti molto importanti d’intimità, tenerezza e scambio affettivo tra genitore e bambino. Attraverso lo sguardo, le parole, il contatto fisico e i primi giochi d’interazione si stabilisce un legame e s’instaurano i primi cicli ritmici che scandiscono i primi mesi di vita del bambino.

I primi cicli ritmici del neonato oscillano tra lo stato di veglia e di sonno, la sensazione di sazietà e la fame, stati di rilassamento e stati di eccitazione. Imparare a conoscere i bisogni e i ritmi del proprio bambino e imparare ad adattarsi pian piano è un compito fondamentale durante i primi mesi.

I bambini comunicano le proprie emozioni e sensazioni attraverso il pianto, la mimica, il movimento, il sorriso e i primi vocalizzi. La disponibilità del genitore a rispondere prontamente e in maniera appropriata ai segnali del bambino nei primi mesi di vita è un prerequisito indispensabile per la creazione di un legame sicuro tra bambino e genitore. All’inizio i bambini non sono in grado di tollerare frustrazioni e ritardi, ma pian piano imparano che il genitore risponde e questo crea un senso di fiducia e sicurezza nel bambino che impara a tollerare periodi di attesa un po’ più lunghi.

Non sempre è facile per un genitore sapere di che cosa il bambino ha bisogno, ma questo diventa più facile man mano che il genitore comincia a conoscerlo. Tutti i bambini hanno bisogno della presenza e della rassicurazione dell’adulto, ma alcuni bambini possono essere più difficili di altri da calmare e consolare. Il bisogno di essere in relazione con le figure di accudimento e di avere con queste uno scambio affettivo soddisfacente è parimenti importante all’essere nutrito e tenuto al caldo.

Questo non significa che il bambino abbia bisogno di un genitore perfetto che non sbaglia mai, ma che ha bisogno di un genitore sufficientemente sensibile, disponibile e desideroso di entrare in contatto e conoscere il proprio bambino.

Federica Melandri

La parola 'crisi' è usata, nel linguaggio comune, con un' accezione generalmente negativa. Quando è riferita allo stato mentale delle persone, indica di solito uno stato di angoscia e instabilità potenzialmente pericoloso. Questo uso del termine trascura una parte importante del suo significato originario. In greco antico, infatti, la parola κρίσις indica un complesso di concetti: in particolare, separazione, conflitto, decisione, giudizio ed anche risoluzione.

Alcune persone 'in crisi' cercano un aiuto psicoterapeutico per risolvere situazioni in cui la loro capacità di gestire gli eventi della vita è bloccata. L'obiettivo dell'intervento 'di crisi' consiste nell'aiutare costoro a padroneggiare le loro difficoltà attuali; ciò implica una ripresa di quello che si può considerare a tutti gli effetti un processo di crescita, qualunque sia l'età del soggetto.

La psicoanalisi considera infatti la crescita psicologica come un processo che copre tutto l'arco della vita. Ogni fase dell'esistenza, dalla prima infanzia alla vecchiaia, ha un potenziale evolutivo intrinseco, che si esplica nell'interazione dell'individuo con il suo ambiente. Ma la crescita non è un processo lineare: essa procede, infatti, per crisi fisiologiche progressive, che ogni volta destabilizzano gli equilibri già raggiunti. Queste crisi mettono l'individuo di fronte a compiti evolutivi inediti che implicano una riorganizzazione del mondo interno e una ricollocazione rispetto all'ambiente sociale. Pur essendo passaggi necessari e caratteristici di uno sviluppo normale, esse rappresentano dunque dei momenti di particolare fragilità psichica e di vulnerabilità ai traumi, in cui può insorgere la patologia; al tempo stesso però, se adeguatamente elaborate, aprono la via a un progressivo arricchimento della personalità.

Alcuni passaggi della vita, soprattutto quelli scanditi da eventi biologici macroscopici come la pubertà o il climaterio, sono comunemente riconosciuti come 'critici'; nel ciclo vitale ve ne sono però molti altri, in cui le trasformazioni psicofisiche dell'individuo si articolano con le svolte nelle sue relazioni, nella sua funzione sociale, nel corso storico in cui è immerso. Nella prima infanzia, ad esempio, lo svezzamento e l'educazione alla pulizia sono passaggi universali di questo tipo, che vengono diversamente declinati nei vari individui e nei vari contesti culturali. Vi sono poi le altre tappe caratteristiche dell'infanzia, dell'adolescenza e della vita adulta; vi sono le nascite, i lutti, le malattie, l'approssimarsi della morte. Eventi storico-sociali di grande portata, come guerre o migrazioni, determinano contesti critici più generali in cui queste vicende personali si esprimono.

Molti altri eventi simbolicamente rilevanti possono assumere un ruolo critico nella vita psichica di ognuno di noi, iscrivendosi nel nostro mondo interno. Il momento particolare in cui essi accadono, il modo in cui si articolano con altri fatti, attuali o pregressi, le fantasie specifiche che suscitano in quel dato soggetto sono elementi che ne determinano l'importanza, il significato, il grado di traumaticità. Eventi che per una persona in un dato momento hanno un valore evolutivo possono invece in un momento diverso, oppure in un'altra persona, scatenare una sofferenza grave.

Nei soggetti in crisi osserviamo in generale fenomeni di regressione, come l'apparente perdita di competenze già acquisite e la ricomparsa di meccanismi immaturi e poco efficaci per far fronte all'angoscia. La prontezza dell'intervento terapeutico è fondamentale per evitare che la regressione si stabilizzi; occorre comunque dire che anche per il clinico è spesso impossibile capire a priori, di fronte ad uno stato di sofferenza acuta, se ciò che osserva abbia a che fare con uno stato critico temporaneo e reversibile, o con un processo che rischia di evolvere verso una patologia strutturata. Un adolescente che, in prossimità di un esame importante, perde improvvisamente la capacità di studiare può costituire un esempio abbastanza tipico di una condizione di questo genere.

È importante però ricordare che anche le normali crisi evolutive comportano un certo grado di regressione. Ad esempio, siamo portati ad attribuire un valore reattivo alla perdita del controllo sfinterico già acquisito da parte di un bambino che abbia appena avuto un fratellino e a non considerarla come il prodromo di una patologia.

Di fronte alla richiesta d'aiuto per uno stato di crisi, viene proposto da parte nostra un intervento breve, in cui è fondamentale che il clinico aiuti il paziente ad analizzare le circostanze in cui la crisi stessa è insorta ed a ricostruire il significato specifico che gli eventi scatenanti hanno assunto per lui. Un tale intervento si concentra dunque sulla condizione attuale, piuttosto che sull'indagine del passato del paziente. Il sostegno alle risorse del soggetto e del suo ambiente familiare e sociale è un aspetto cruciale dell'intervento; questo richiede in genere la collaborazione di più curanti (ad esempio, uno o più psicoterapeuti per il soggetto e la famiglia, uno psichiatra) ed in molti casi l'inclusione nel piano terapeutico di altre figure significative professionali e non (insegnanti, educatori a vario titolo). Lo scopo dell'intervento di crisi è l'arresto del processo regressivo e il ripristino della funzionalità del soggetto di fronte alla nuova condizione che sta vivendo. Spesso soltanto alla fine dell'intervento è possibile dare una valutazione retrospettiva della natura e della portata della crisi ed eventualmente proporre una psicoterapia a lungo termine, che miri a una modificazione più profonda della personalità del paziente.

Paola Morra

La cosiddetta “età della latenza” è compresa tra i sei e gli undici anni e coincide con la scuola primaria. I bambini di questa età riducono l’interesse per i temi legati alla sessualità, propria e dei genitori, e si concentrano maggiormente sulla conoscenza del mondo intorno a loro. La curiosità si sposta tu temi più generali, con una grande variabilità individuale. La famiglia, pur rimanendo il riferimento affettivo fondamentale, viene affiancata dalle istituzioni educative, e in generale dai contesti dove possono essere frequentati i coetanei. Cresce l’autonomia e il senso di identità. La mente viene percepita come un luogo dotato di intenzionalità, dove nascono pensieri e possono essere creati progetti, da condividere o tenere segreti. Il pensiero magico regredisce in favore del pensiero razionale, che permette di compiere operazioni sulla realtà concreta. Aumenta il desiderio di ordine e prevedibilità. La vita interiore, espressa negli anni precedenti attraverso fantasie e domande talvolta molto esplicite, ora è più nascosta proprio in quanto il bambino acquista la consapevolezza della privatezza della sua mente. La dimensione del segreto, e l’uso sporadico della bugia, gli permettono di salvaguardare questa sfera privata. Le fantasie, ben distinte dalla realtà, gli consentono il gioco e l’immaginazione, che sono potenti valvole di scarico delle sue tensioni e dei conflitti e, contemporaneamente, una palestra mentale entro cui mettersi alla prova senza correre dei rischi. Come un esploratore che si avventura in nuovi territori sapendo che la sua sicurezza è garantita dal “campo-base” con cui rimane in collegamento, il bambino fa “le prove” della vita adulta, senza doversene assumere gli oneri. Si pone per la prima volta il problema di quello che farà una volta diventato grande. Se la famiglia si trova a fronteggiare delle crisi – lutti, separazioni o altro – il bambino che si trova in questa fase ha l’esigenza di capire cosa sta succedendo, ma con tatto e in modo che sia rispettato il suo livello di sviluppo. Questo perché la nuova situazione non lo travolga e non lo faccia regredire ad una fase precedente o, viceversa, non lo costringa ad assumere troppo precocemente delle responsabilità che non gli competono. In ogni caso, gli adulti devono sforzarsi di non alterare in modo eccessivo l’equilibrio caratteristico di questo periodo della vita. Questo permetterà al bambino di consolidare gli strumenti cognitivi e affettivi che rimarranno suo patrimonio anche quando si affaccerà la turbolenza della preadolescenza

A quest’età arrivano in consultazione prevalentemente bambini con problemi di comportamento e/o di apprendimento, spesso su indicazione della scuola. Soprattutto nel caso di difficoltà scolastiche è necessario intraprendere un percorso di valutazione attenta di tutti gli aspetti dello sviluppo: cognitivi, affettivi e relazionali. Infatti, anche nel caso in cui siano presenti problemi di specifici di apprendimento (DSA) il bambino vive una situazione di disagio che si rilette necessariamente sul processo di costruzione della sua identità, con riflessi pesanti – e spesso irreversibili – sull’autostima. E’ quindi utile integrare sempre la valutazione cognitiva con test proiettivi e sedute di gioco libero, per comprendere meglio il bambino nel suo percorso evolutivo fino a quel momento. Il lavoro rivolto alla famiglia, che comprende una buona raccolta della storia del bambino e dei suoi genitori, è un complemento indispensabile per proporre una strategia d’aiuto che potrebbe includere la necessità di confrontarsi anche con gli insegnanti.

Adriana Grotta

EMDR è un acronimo inglese che sta per “Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso movimenti oculari” ed è un metodo psicoterapico che facilita il trattamento di problematiche legate a eventi traumatici o esperienze stressanti. Attraverso una serie di stimolazioni oculari bilaterali alternate condotte dallo psicoterapeuta, la persona può procedere, alla desensibilizzazione del ricordo e quindi all’elaborazione di eventi traumatici disturbanti.

Superare un lutto significa accettare la perdita del proprio caro, ma questo non è sempre possibile.

Le reazioni alla perdita di una persona amata, soprattutto se il decesso è avvenuto in modo fulmineo, senza preavviso (infarto, ictus, incidente, catastrofe naturale…) o è stato causato volontariamente dall’uomo (omicidio, suicidio, strage…) sono di tipo soggettivo e non generalizzabili. Il tempo per l’elaborazione può variare da pochi mesi a un anno, un anno e mezzo; il dolore può decrescere lentamente nel tempo e poi riattivarsi in occasione di una ricorrenza (ad esempio le festività natalizie) oppure un anniversario.

Il lutto comporta il vivere ed esperire le proprie reazioni alla perdita. L’elaborazione del lutto rappresenta il nostro adattamento alla perdita.

Si parla dunque di “lutto traumatico” quando la rappresentazione interiore adattiva della persona defunta è ostacolata da pensieri che causano disagio, come nelle relazioni complicate da rabbia, ambivalenze affettive, abusi.

Per riuscire ad adattarsi all’evento luttuoso e andare avanti nel proprio cammino accettando la perdita, occorre dunque elaborare i traumi, i conflitti e i ricordi negativi del proprio passato.

Nel caso di un lutto complicato o di un lutto traumatico l’EMDR pare essere una tecnica particolarmente indicata per facilitare i processi naturali di elaborazione. Agendo sui ricordi e sui significati collegati agli stessi, si permette infatti alla persona di andare avanti nella vita in modo più consapevole.

Gli studi di efficacia condotti sull’EMDR sono effettuati con costante riferimento alle neuroscienze e alla ricerca dei substrati neurofisiologici in grado di spiegare quello che avviene nel cervello di una persona durante il processo terapeutico. L’EMDR si rivela quindi efficace nella rielaborazione dello stress post-traumatico perché attiva il processo naturale omeostatico di elaborazione dell’informazione.

Si conferma dunque la validità dell’EMDR, praticato da uno psicoterapeuta esperto, anche nel lavoro sul lutto traumatico.

Chiara Bastelli

I Nostri Progetti

Sovrappeso e Rischi di Obesità in Età Evolutiva

Il sovrappeso e l'obesità infantile e adolescenziale, in continuo aumento nei paesi industrializzati, espongono i soggetti ad un significativo aumento di rischi per la salute (malattie cardiovascolari, ipertensione arteriosa, diabete, dislipidemie, etc.). Per ridurre o eleminare tali rischi è opportuno intervenire attraverso trattamenti che inducano cambiamenti permanenti e non solamente rapidi cali ponderali mediante diete di breve durata.

Oggi la maggior parte delle società scientifiche internazionali, attraverso precisi riscontri nella pratica clinica, sostengono che:

- la precocità del trattamento incrementa le possibilità di successo nella riduzione del peso riducendo il rischio di complicanze

- le problematiche psicologiche sono rilevanti nel favorire sia la comparsa ed il mantenimento del sovrappeso o dell'obesità fino all'età adolescenziale, sia l'eventuale fallimento di una pur corretta terapia dietetica

- è necessario mettere in atto interventi complessi e multidisciplinari (diversi operatori sanitari quali il pediatra, il nutrizionista, lo psicologo, il dietista)

COSA OFFRIAMO

Psicoterapiestudio, attraverso la sua rete di figure professionali, offre al bambino/adolescente obeso, o a rischio obesità, ed alla sua famiglia, un intervento complessivo e integrato medico-psicologico calibrato sulle specifiche esigenze del bambino/adolescente e del suo gruppo famigliare. Tale intervento si articola in diversi momenti tra i quali:

- valutazione diagnostica (medico/psicologica: primo appuntamento con un dietologo e uno psicologo in co-presenza);

- percorso terapeutico (medico/psicologico) individuale e/o di gruppo.

PER UN PRIMO APPUNTAMENTO o per informazioni telefonate al numero: 051 245965 oppure contattaci qui

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Progetto Primo Incontro - La Relazione Genitore-Bambino (0-18 mesi)

La nascita di un bambino è uno degli eventi più significativi nella vita di un individuo e della coppia. Il più delle volte è occasione di gioia ma può anche risultare sorprendentemente difficile. Nonostante le migliori intenzioni un genitore può sentirsi inadeguato, provare eccessiva ansia o accorgersi di nutrire sentimenti inaspettati per il proprio bambino.

Diversi fattori possono rendere difficile l'instaurarsi di una buona relazione di attaccamento tra il bambino e i suoi genitori. Fra questi la nascita prematura o traumatica del neonato o l'insorgenza di sentimenti depressivi post-partum.

A volte il bambino può avere manifestazioni difficili da gestire (come forte irritabilità, difficoltà del sonno, difficoltà di alimentazione, pianto eccessivo...) che possono rendere difficile o ostacolare l'instaurarsi di una buona relazione tra il bambino ed i suoi genitori, essenziale per il benessere e il sano sviluppo del bambino.

Il sostegno psicologico alla relazione genitore-bambino si rivolge ai genitori ed ai bambini che incontrano queste difficoltà o disagi allo scopo di aiutarli nella costruzione di un legame più sicuro.

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Metodi e Strumenti

La maggioranza dei professionisti dello studio, sia psicologi che medici, ha una formazione psicoanalitica, più o meno approfondita a seconda della specializzazione. Questo significa che, al di là della durata e del grado di approfondimento del metodo psicoanalitico di ciascuno, tutti ne condividono gli assunti e l’approccio di fondo, che mira alla ricerca significati profondi e di connessioni con il passato dei sintomi o dei disagi che la persona porta e che pone la massima attenzione alla relazione come strumento di cura. La formazione specifica di ciascun professionista dello Studio può essere trovata nella sezione “Chi siamo”. Di seguito vengono forniti alcuni elementi esplicativi di tecniche e strumenti che possono essere utilizzati all’interno della cornice psicoanalitica come interventi di affiancamento o quando sia il caso, in alternativa.

Psicoterapia Psicoanalitica Individuale

La psicoanalisi è un metodo terapeutico, oltre che un sistema di pensiero. Sviluppatasi per più di cento anni a partire dalla creazione del suo fondatore Sigmund Freud, pone la persona al centro della cura, per indagare insieme a lei il modo unico e peculiare con cui ha costruito la sua personalità e si è trovata a vivere le difficoltà che porta all’attenzione del clinico. Le varie correnti che la psicoanalisi ha prodotto hanno arricchito la comprensione del funzionamento della psiche e della sua evoluzione. Anche la tecnica si è modificata per rispondere meglio alle condizioni sociali e culturali dei nostri giorni. La psicoterapia psicoanalitica individuale non ha un tempo di cura prefissata; insieme terapeuta e paziente ne decidono la durata, come pure la frequenza. Nella terapia individuale con i bambini è di fondamentale importanza il lavoro con i genitori, che non è visto come un semplice affiancamento, ma come una vera e propria terapia, che si pone come obbiettivo la trasformazione della funzione genitoriale.

Psicoterapia Psicoanalitica di Gruppo

Gli assunti della psicoanalisi sono stati applicati alla terapia di gruppo a partire dal secondo dopoguerra, quando nacque l’esigenza di curare i reduci dalla guerra portatori di traumi importanti. Il metodo messo a punto presso lo studio si basa prevalentemente sulla teorizzazione di Yalom e di Foulkes. Il gruppo ha la durata di un anno, con una frequenza serale bimensile e due” maratone” (una sequenza intensiva di sei sedute distribuite su due giorni). Al termine dell’anno di frequenza e dopo la sospensione estiva i partecipanti si ritrovano per rinnovare la loro adesione o per concludere l’esperienza. Si apre così una finestra di due mesi per l’ingresso di nuovi membri che, unendosi ai partecipanti rimasti, creano un nuovo gruppo. La psicoterapia psicoanalitica di gruppo può utilmente affiancare – o concludere – un percorso di psicoterapia individuale.

Psicoterapia Sistemica Relazionale

A differenza della psicoanalisi, nata dall’unico tronco comune della teoria e della prassi freudiana, la psicoterapia sistemico relazionale ha un’origine multicentrica, che affonda le radici in teorie, ambienti e personalità differenti. Secondo questo approccio, il sintomo di un singolo individuo, oltre ad esprimere in maniera metaforica il conflitto psichico soggettivo, acquisisce una funzione precisa all'interno del sistema relazionale in cui emerge, poiché è considerato essere il risultato dell’intersecarsi di esperienza soggettiva, qualità delle relazioni interpersonali più significative e capacità cognitive di autovalutazione della propria situazione. La famiglia, intesa come il sistema vivente di riferimento principale nell'esperienza emotiva di una persona, è il primo contesto esperienziale all'interno del quale i sintomi assumono una funzione precisa nel funzionamento relazionale del gruppo di persone che ne fanno parte. Pertanto, in quest’ottica, l’attenzione viene focalizzata non tanto sull’intrapsichico quanto sul sistema e sulla rete di relazioni significative di cui l’individuo è parte. Di conseguenza, l’intervento terapeutico, sia che si tratti di terapia sistemica individuale, di coppia o familiare, si propone di modificare, attraverso un processo di co-costruzione tra terapeuta ed individuo/famiglia, i modelli disfunzionali, in termini di organizzazione relazionale e comunicativa, presenti nel contesto entro il quale il disagio è emerso, stimolandone le risorse e rafforzando sia il funzionamento individuale sia quello familiare.

Psichiatria Interpersonale

L' intervento psichiatrico si svolge in una cornice interpersonale, nella quale la relazione fra psichiatra e paziente è l'aspetto cruciale, che si integra alla terapia farmacologica. La terapia farmacologica è utile qualora il sintomo comprometta il funzionamento sociale e/o lavorativo del paziente o sia comunque fortemente invalidante, per diminuire lo stato di angoscia e quindi supportare il paziente nell' affrontare la propria quotidianità e il percorso terapeutico stesso. Il colloquio clinico e la raccolta anamnestica, in un approccio interpersonale e non prettamente nosografico, è finalizzato non solo alla valutazione e inquadramento dei sintomi, che rappresentano una via di comunicazione fra il terapeuta e il paziente, ma soprattutto alla creazione di una relazione terapeutica. La relazione fra psichiatra e paziente è un aspetto cruciale della cura ed è un processo dinamico in cui si indaga il significato profondo del sintomo e lo spazio interno del paziente, che viene accompagnato nel sentirsi, pensarsi e raccontarsi. Infatti, attraverso la dimensione relazionale del rapporto terapeutico, il paziente acquisisce una maggior consapevolezza di aspetti di sé e dei propri stati d'animo, favorendo in tal modo un processo di cambiamento.

Il Trattamento Psicoterapeutico del Trauma

Eventi di vita stressanti al di fuori dell'esperienza comune, come quelli provocati dalla natura (terremoti, inondazioni ecc.) o dall'uomo (incidenti, violenze ecc.) comportano nelle persone una reazione di forte carico emotivo che può arrivare a limitare o ad impedire lo svolgimento delle normali attività quotidiane. Il contributo di un lavoro psicoterapeutico, mirato ad aiutare la persona ad elaborare i ricordi e i vissuti troppo angosciosi può accelerare i processi di elaborazione o sbloccarli laddove essi non trovino autonomamente una naturale risoluzione. Una tecnica studiata e utilizzata per favorire l'elaborazione dei vissuti traumatici è L’EMDR (Eyes Movement Desensitization and Reprocessing), usata fondamentalmente per accedere, neutralizzare e portare a una risoluzione adattiva i ricordi di esperienze traumatiche che stanno alla base di disturbi psicologici attuali del paziente. Questa tecnica si applica sia ai ricordi traumatici recenti che passati e permette un'applicazione clinica sia in fase evolutiva che adulta. Il trattamento psicoterapeutico del trauma consente una migliore risoluzione sintomatica e facilita l'elaborazione di vissuti connessi a fasi di vita diverse da quella in cui si è verificato un determinato evento traumatico o di una serie di eventi relazionali che si succedono in modo cumulativo. Il percorso di crescita può risultare ostacolato a causa dell'indebolimento delle risorse presenti nell'individuo e per questa ragione è importante favorire interventi psicoterapeutici specifici, eventualmente in un ottica di approccio integrato ad altri tipi di trattamento, come quello psicodinamico e/o sistemico-relazionale.

Psicogenealogia

La Psicogenealogia ricerca la trasmissione psichica di fantasie inconsce, segreti e tabù attraverso le generazioni. Secondo questa prospettiva l’individuo viene visto in una cornice transgenerazionale che evidenzi l’emergere di ripetizioni di comportamenti e ruoli interni inconsci. Questo può produrre una nuova comprensione dell’individuo e della costellazione familiare. Attraverso l’utilizzo del Genosociogramma si crea una rappresentazione sociometrica dell’albero genealogico, arricchito da nomi, date e principali avvenimenti. È un luogo dove esplorare le proprie radici ei propri fantasmi transgenerazionali.

Integrazione Posturale

L’Integrazione Posturale è un metodo che lavora direttamente sulla struttura muscolare, le posture e movimenti del corpo e contemporaneamente sulle attitudini emozionali e mentali connesse a queste modalità corporee. Per far fronte a situazione dolorose e traumatiche, la persona struttura un sistema inconscio di tensioni muscolari che se da una parte congelano la sofferenza subita per cui non viene più percepita, dall’altra creano un irrigidimento e insensibilità nel corpo che ne determina la postura e l’atteggiamento corporeo. Per poter cambiare queste vecchie e rigide posture corporee è necessario cambiare sentimenti, processi di pensiero e convinzioni rigide che le accompagnano. E’ un processo nel quale, attraverso la mediazione corporea, la persona si libera di un passato “costrittivo” riuscendo poco alla volta ad integrarlo nella psiche, trasformandone la natura e privandolo del suo potenziale patogeno.

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